Soli, ma insieme: il rumore che ci protegge dal silenzio
È un pomeriggio di fine estate e la spiaggia comincia a svuotarsi. Poco più in là c’è un gruppo di amici che conosco bene: ombrelloni accostati, una borsa frigo condivisa, qualcuno che racconta ad alta voce una storia che gli altri hanno già sentito, e tutti che ridono come se fosse la prima volta. Mio figlio li guarda per un po’, poi si gira verso di me e dice, con la naturalezza spiazzante che hanno solo i ragazzi: «Ma non si sopportano. Però stanno sempre insieme». Non ho risposto subito. Quella compagnia l’avevo frequentata a lungo, con piacere e con la gentilezza che cerco di avere con tutti, e non mi ero mai chiesto davvero che cosa la tenesse insieme. Eppure gli indizi c’erano. Nelle confidenze che ricevevo, ciascuno aveva qualcosa da dire sugli altri: giudizi sussurrati dopo una cena, ironie su chi era appena andato via, la fatica dichiarata di doversi rivedere il sabato successivo. E il sabato successivo, puntualmente, ci si rivedeva, come per le cene, i concerti, gli aperi...