Voglia di cambiare aria: partire serve davvero?
Martedì, pausa pranzo. Scorri il telefono e ti fermi sulle foto di un ex compagno di scuola che si è trasferito in un’altra città: una finestra aperta sul mare, una bicicletta appoggiata al muro, una didascalia che parla di “vita nuova”. Poi torni alla scrivania, alla luce dell’ufficio, alla strada che fai ogni mattina da anni. Per tutto il pomeriggio ti accompagna un pensiero: se fossi altrove, starei meglio. Quel pensiero merita di essere ascoltato. Può contenere una stanchezza momentanea, una possibilità trascurata, qualcosa che da tempo cerca spazio. Capire che cosa ci stia chiedendo è già più difficile. Perché nell’immagine di una vita diversa vediamo subito ciò che vorremmo trovare e molto meno ciò che porteremmo con noi. La finestra sul mare è lì, davanti agli occhi. Il resto dobbiamo ancora immaginarlo. Guardare il luogo in cui siamo Fra gli scritti del corpus ippocratico ce n’è uno intitolato Arie, acque e luoghi . Nelle pagine iniziali, il medico che arriva in una città ...